Risultati dell'indagine condotta tra ottobre e novembre 2025 in 25 sedi. I dati raccolti sono ponderati per la popolazione e il tasso di adesione di ciascuna sede: le stime rappresentano l'intera popolazione aziendale.
Il selettore in alto filtra tutti i grafici contrassegnati dall'etichetta blu sulla sede scelta. Le sezioni 01, 02, 06 e 10 si riferiscono sempre al quadro complessivo.
Muove il 40,6% delle persone e copre il 51,5% dei chilometri percorsi. È però anche il modo con la soddisfazione più bassa (60/100): chi lo usa lo sceglie per comodità, ma un terzo dichiara di non avere alternative.
L'auto resta il modo prevalente per il 33,1% della popolazione e il 97% di chi guida viaggia senza passeggeri. Eppure l'89% degli automobilisti si dice aperto ad almeno un'alternativa, a condizioni precise.
L'indice passa da 84/100 per i tragitti sotto i 15 minuti a 48/100 oltre i 90. Il mezzo conta meno della durata: a parità di tempo, piedi e bicicletta restano comunque in vetta.
La quota di mobilità sostenibile va dal 93% di Milano al 54% dell'Area Romana; a Bari metà dei pendolari percorre oltre 20 km. Le leve efficaci cambiano da sede a sede, e il piano deve seguirle.
Il 72% dei non utenti adotterebbe il trasporto pubblico con più frequenza e fermate più vicine; il 60% userebbe la bici con più sicurezza stradale e servizi in sede; il carpooling si sblocca con parcheggi riservati e incentivi.
L'indagine si è svolta tra il 16 ottobre (sedi di Milano, Torino, Bologna, Palermo, Bari e Napoli) e il 17 novembre 2025 (le 19 sedi dell'Area Romana). Sono stati raccolti 2.017 profili di mobilità — 1.828 tramite app e 189 tramite questionario anonimo — per un totale di 3.052 segmenti di viaggio, a fronte di una popolazione complessiva di 5.736 persone: un'adesione del 35,2%.
Le sedi differiscono molto per dimensione e per tasso di adesione: dal 74% di Via IV Novembre 158 al 14% di Via XX Settembre 97/e. Per questo ogni rispondente è ponderato per il rapporto tra popolazione e rispondenti della propria sede (post-stratificazione): nelle viste aggregate, ogni sede pesa quanto la sua popolazione reale, non quanto i suoi rispondenti. Le viste di singola sede non richiedono ponderazione.
Le sedi di Via Sallustiana 62 (1 rispondente), Via San Vitale 19 (2) e Via del Mandrione 190 (9) sono incluse in tutti gli aggregati ma non sono selezionabili singolarmente: con campioni così piccoli le percentuali sarebbero fuorvianti. Il filtro per singola sede è disponibile dalle 15 risposte in su.
Il 44% della popolazione ha tra i 46 e i 60 anni e l'87% lavora a tempo pieno. La presenza media in ufficio è del 59% dei giorni lavorativi — circa tre giorni a settimana — con fasce di lavoro da remoto che coprono la quasi totalità del personale: è su quei tre giorni che si concentra la domanda di mobilità che il piano deve servire.
Per ogni profilo l'indagine ricostruisce l'intera catena di spostamento, segmento per segmento. Il modo prevalente — quello con cui si percorre il tratto più lungo — è il trasporto pubblico per il 40,6% delle persone, l'auto per il 33,1%. Guardando ai chilometri anziché alle persone, il divario si allarga: il TPL copre metà dei km percorsi ogni giorno.
Il dato include tutti i modi diversi da auto e moto privata. La quota multimodale e i chilometri per modo completano il quadro.
Metà dei tragitti resta entro i 9,1 km e i 30 minuti porta a porta. Ma la distribuzione ha due code importanti: un quarto delle persone abita entro 5 km dalla sede — il bacino naturale di piedi e bici — mentre un decimo percorre oltre 50 km, spesso in treno. Gli orari di ingresso e uscita, concentrati in due ore, definiscono i picchi su cui dimensionare navette e convenzioni.
Il modal split cambia radicalmente da polo a polo. Milano e Torino viaggiano già oggi sopra l'85% di mobilità sostenibile, trainate da reti TPL capillari e distanze urbane. Palermo e Bari restano sotto il 61%: a Palermo pesa la moto, a Bari le distanze — metà dei pendolari abita oltre 20 km dalla sede. L'Area Romana, che concentra l'87% della popolazione, è il campo di gioco decisivo: ogni punto guadagnato lì sposta il risultato complessivo.
L'indice complessivo si ferma a 68 su 100: una sufficienza piena, con un quarto di persone apertamente insoddisfatte. La variabile che più la spiega non è il mezzo ma il tempo: sotto i 15 minuti quasi tutti sono soddisfatti, oltre i 90 lo è meno di metà. A parità di durata, chi cammina o pedala resta comunque il più contento — un motivo in più per allargare il bacino della mobilità attiva.
Distribuzione delle risposte, da «molto insoddisfatto» a «molto soddisfatto».
Incrociando i profili con i segmenti di viaggio emergono le relazioni che un piano di mobilità deve conoscere. La distanza decide il mezzo: sotto i 2 km dominano i piedi, tra 10 e 50 km l'auto, oltre i 50 km il treno. Il genere e l'età spostano le quote — moto e auto sono più maschili, il TPL più femminile e giovane. E il telelavoro racconta una storia precisa: chi lavora da remoto abita a 50 km di mediana dalla sede, cinque volte la distanza di chi rientra in fascia standard.
A ciascun rispondente è stato chiesto a quali condizioni adotterebbe le alternative al proprio mezzo attuale. L'83% indica almeno una condizione concreta per almeno un'alternativa: la domanda di cambiamento c'è, ed è più alta proprio tra chi oggi usa auto e moto. Le condizioni citate sono poche e ricorrenti — frequenza e capillarità per il TPL, sicurezza stradale e servizi in sede per la bici, parcheggi riservati e incentivi per il carpooling: un elenco di requisiti già pronto per il piano.
Quota di aperti al cambiamento per modo attuale: chi già oggi subisce il tragitto è anche il più disponibile a cambiarlo.
È l'alternativa più richiesta: il 72% dei non utenti la adotterebbe con più frequenza e fermate più vicine. Convenzioni e abbonamenti agevolati intercettano una barriera concreta — oggi solo un automobilista su dieci possiede un abbonamento TPL — mentre navette di ultimo miglio rispondono al tema della capillarità, decisivo per le sedi extraurbane come Largo Guido Carli.
Il 97% di chi guida viaggia da solo e la condizione di sblocco più citata è il parcheggio riservato agli equipaggi, seguita dagli incentivi. È la leva a costo più basso nelle sedi con parcheggio aziendale e lunghe percorrenze in auto: Bari e le sedi romane periferiche sono i candidati naturali.
Un quarto della popolazione abita entro 5 km dalla sede, ma bici e micromobilità pesano oggi meno del 4%. Il 60% adotterebbe la bici: le condizioni citate — sicurezza dei percorsi, rastrelliere, docce e spogliatoi — indicano metà degli interventi dentro le mura aziendali.
La soddisfazione crolla oltre i 45 minuti di tragitto e il telelavoro già oggi assorbe le distanze estreme. Orari di ingresso più flessibili, lavoro da remoto mirato per i pendolari di lunga distanza e interventi che riducono i tempi porta a porta valgono più di qualunque incentivo economico.
Nota metodologica: tutte le stime aggregate sono ponderate per popolazione e tasso di adesione di ciascuna sede. Le percentuali con base ridotta (indicata nei grafici) vanno lette come ordini di grandezza. Il report non contiene dati individuali: solo aggregati.